100 x Kurhaus 1914-2014

La Fabbrica del Tempo 2014

Pochi edifici interpretano l'anima variegata della città di Merano così bene come il Kurhaus, di cui nel 2014 si è celebrato il centesimo anniversario. Riflesso e motore dell’anima multiculturale e “trasversale” della città, di quest’anima è stato e continua ad essere l’espressione più completa: punto di riferimento dell'offerta turistica, sede ideale per concerti, balli, congressi, location per sfilate di moda, cuore storico della mondanità. Il Kurhaus delle mostre d'arte, degli eventi di spicco, dei festival cinematografici. Qui le Settimane Musicali Meranesi hanno trovato il loro spazio naturale, è in questo edificio che ha operato per moltissimi anni l'Orchestra di cura e sono stati organizzati appuntamenti culturali con ospiti d'eccezione: Peggy Guggenheim, Ezra Pound, Giuseppe Ungaretti, Margherita Hack, Klaus Maria Brandauer e molti altri. E ancora: il Kurhaus quale scenario d'importanti eventi politici, dalla visita del presidente della Repubblica Luigi Einaudi oltre sessant'anni fa, al notissimo congresso della Südtiroler Volkspartei nel 1969, che approvò il “pacchetto” per la Seconda autonomia, all’incontro tra il presidente Giorgio Napolitano e il suo collega austriaco Heinz Fischer.

La costruzione del segmento architettonico più noto, quello orientale, con la grande Kursaal e la rotonda, fu concluso nel 1914, quando la Grande Guerra era già iniziata da alcuni mesi: i successivi mutamenti sociali, politici ed economici impedirono di completare il progetto iniziale anche sul lato occidentale, consentendo peraltro di preservare la splendida architettura ottocentesca del Pavillon des Fleurs, che nelle intenzioni originali dei progettisti avrebbe dovuto essere demolito per fare spazio al completamento del progetto della nuova, faraonica struttura del Kurhaus. Ideato e costruito al culmine estremo della Belle Époque, il nuovo Kurhaus ha vissuto in realtà un'epoca inevitabilmente quanto radicalmente diversa, è divenuto un testimone del Novecento, ha aggiunto nuove funzioni e tuttavia si è mantenuto al centro della scena meranese.

I centenari sono da sempre spunto per riscoprire, valorizzare, tramandare, interrogarsi coralmente: in questo caso sono stati numerosi i sodalizi e gli enti che si sono riuniti in una sorta di grappolo operativo nell'intento di organizzare un evento che potesse risultare azione condivisa e corale. Particolarmente ricettivi e consci dell’importanza di mettere in cantiere una manifestazione in tal senso sono stati rispettivamente l’Ente gestione Teatro e Kurhaus, l'Azienda di Soggiorno di Merano, e l'Ufficio Cultura del Comune di Merano, il cui sinergico supporto ha reso possibile l’iniziativa, concretizzata nell’autunno del 2014.

Alla mostra allestita presso il Pavillon des Fleurs – coronata da un grande successo di pubblico di stampa – è stata affiancata la pubblicazione di un volume ispirato a un preciso doppio filo rosso tematico: percorrere da un lato le vicende edilizie dell'edificio e la vita che vi pulsò, dall’altro puntare i riflettori sul Kurhaus quale muto testimone di avvenimenti storici e svolte epocali, intrecciando il destino di questo luogo ai diversi altri luoghi cardine della vita pubblica cittadina. Ogni autore ha scritto nella propria lingua madre; è così sorto un libro plurilingue – italiano, tedesco e inglese – in coerenza del resto con la storia internazionale di questo edificio e della città. Ne è nato quindi un prodotto a più voci, mai banale bensì, al contrario, spesso innovativo nel presentare avvenimenti o interpretazioni inedite.

Apre il volume Ulrike Kindl con un'analisi dello sviluppo della città nel corso dell'ultimo secolo. Segue, anche idealmente, Paul Rösch, che narra come Merano in meno di un secolo si fosse trasformata da quella cittadina rurale che era all'inizio dell'Ottocento in un centro di fama europea. Magdalene Schmidt si dedica quindi alle vicende che portarono l'amministrazione cittadina del tempo – dopo anni di dibattiti e infruttuosi bandi di concorso – a incaricare della progettazione il noto architetto viennese Friedrich Ohmann. Carl Kraus si dedica a come questo abbia concepito il Kurhaus come opera d'arte totale (Gesamtkunstwerk) e abbia disegnato di proprio pugno tutta una serie di dettagli decorativi, dal logo – usato ancora oggi – alle cornici degli specchi. Paolo Valente, citando alcuni giornali dell'epoca, ripercorre invece le tensioni sociali che aleggiavano a Merano all'epoca dell'edificazione della struttura. Matthias Schönweger, con il proprio inconfondibile stile, ricorda invece la figura di Albert Ellmenreich, cronista e fotografo che documentò la vita sociale e l'evoluzione urbanista della città a cavallo tra Ottocento e Novecento, Kurhaus compreso. Renate Abram ha firmato due contributi: l'uno dedicato ai numerosi padiglioni per la musica, che nel corso degli ultimi due secoli caratterizzarono l'immagine di Merano; l'altro che analizza invece l'utilizzo del Kursaal nel periodo tra le due guerre. L'analisi di Maurizio Visintin si dedica al tema del casinò in città nella prima metà del Novecento e ne ripercorre i numerosi tentativi di apertura all'interno del Kurhaus, tutti seguiti in poco tempo dalla chiusura ad opera delle autorità statali. Denise Hamer Hope ripercorre la presenza di ospiti di lingua inglese in città tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del secolo successivo, presentando così un'immagine della città di cura notevolmente cosmopolita. Proprio a uno statunitense si dedica il contributo di Patrick Rina: John L. Stoddard fu uno dei più noti autori di libri di viaggio dell'epoca e si trasferì a Merano nei primi anni del Novecento. Segue Siegfried de Rachewiltz, che dedica il suo excursus precisamente all'attività e alle presenze letterarie in città nei due secoli passati, senza ignorare gli anni recenti. In un contributo a quattro mani, Rosanna Pruccoli e Sabine Hillebrand prendono poi a spunto il Kurhaus per affrontare una breve storia della moda e dell'eleganza in città nella prima metà del Novecento. Francesco Rosani si dedica quindi al "muretto", luogo di ritrovo e politica – non a caso – poco distante dal Kurhaus e frequentato dai giovani meranesi soprattutto negli anni Settanta. Ferruccio Delle Cave ed Ewald Kontschieder dedicano i propri contributi alla musica, di fondamentale importanza per il Kurhaus. Il primo analizza i festival musicali che in città ebbero e hanno luogo, mentre Kontschieder ripercorre la storia recente dell'Orchestra di cura, mestamente chiusa nel 2003, a un passo dal proprio centocinquantesimo anniversario. Josef Prackwieser firma quindi dieci capitoletti bilingui in cui ripercorre, per decenni, i principali avvenimenti cittadini. Conclude Domenico Rosani – anche autore di un contributo su Maturabälle e Festival studentesco, i due principali eventi per la gioventù che dagli anni Novanta hanno trovato luogo nel Kurhaus – con una conversazione "tra passato e futuro" della città e del Kurhaus con Zeno Braitenberg, Siegfried Unterberger e Alessandro Banda.

Anche la summenzionata mostra presso i saloni del Pavillon des Fleurs ha inteso ripercorrere questi cento anni attraverso l’ostensione di tangibili testimonianze del tempo che è stato: oggetti, cimeli, progetti e fotografie, proponendo sguardi inediti attraverso il potere evocativo delle cose. Sia il libro che la mostra hanno voluto narrare, indagare, dare spazio e voce ai protagonisti, contribuire a riflettere coralmente sulla storia meranese e su questo edificio che è nel cuore degli abitanti di Merano e del Burgraviato.