Alto Adige / Südtirol 18/18

La Fabbrica del Tempo 2018

Per l’attuale Alto Adige/Südtirol il 1918 rappresenta uno snodo di grande rilevanza e una data simbolica. Sebbene il passaggio al Regno d'Italia del territorio a meridione del Brennero si concretizzi e si ufficializzi solo negli anni immediatamente successivi, è tuttavia la fine e l'esito della Grande Guerra ad aprire qui, al pari che in altri contesti europei, scenari nuovi e in parte inaspettati. La Fabbrica del Tempo ha voluto cogliere l'occasione di questa ricorrenza per stimolare alcune riflessioni sui cento anni di storia altoatesina/sudtirolese che da quel 1918 presero avvio e che si dipanarono prima nell'ambito del Governatorato Civile, poi del Regno d'Italia, che incluse il traumatico periodo fascista, quindi attraversando la Seconda guerra mondiale e l'altrettanto traumatizzante periodo dell'occupazione nazista. Durante gli oltre settant'anni di successiva appartenenza alla Repubblica italiana trovò qui finalmente sviluppo ed attuazione, pur non senza difficoltà, resistenze e contraddizioni, un articolato percorso di autonomia capace di assicurare a questa terra una prospettiva di pacificazione e di sviluppo.

Si registrarono, nello scorrere dei decenni, avvenimenti storici di notevole importanza: si dovettero affrontare, fra l'altro, un ventennio di regime dittatoriale ed una politica di tentata snazionalizzazione dalle notevoli conseguenze, si passò attraverso il periodo problematico delle Opzioni ma anche per quello delle discriminazioni razziali antiebraiche e poi delle deportazioni. Vittime si ebbero purtroppo anche nei decenni successivi, durante il periodo degli attentati, ove non mancarono momenti di confronto teso. In questi cent'anni difficoltà economiche si alternarono a periodi di pace e sviluppo, con punte più recenti di impetuosa crescita turistica, più marcato urbanesimo e sviluppo di realtà rurali un tempo marginali e marginalizzate. Presso i singoli come presso i gruppi linguistici si alternarono sempre, e ancora si alternano, speranze e illusioni. Dobbiamo avere l'onestà di riconoscere, accanto ai numerosi momenti positivi e di speranza, anche le sottovalutazioni, da una parte e dall'altra, i fraintendimenti, le incomprensioni, talora anche comunicative, che hanno in qualche caso favorito il crearsi di una logica di paure e di chiusura reciproca non ancora definitivamente superata, perlomeno presso alcuni segmenti della popolazione. In questi cento anni alcuni seppero alzare lo sguardo, tuttavia non tutti e non sempre. Anche per questo dobbiamo valorizzare oggi, a maggior ragione, i traguardi raggiunti dalla convivenza attraverso processi storici tumultuosi e dolorosi per tutti.

Alla non felice formula del “meglio ci divideremo e meglio ci capiremo”, ideata e attuata nei decenni scorsi, preferiamo proporre le alternative del dialogo continuo, franco, puntuale, spesso difficile ma sempre rispettoso, il solo che potrà garantire comprensione e progresso. Più sapremo ascoltare anche il punto di vista altrui e più ci capiremo, procedendo assieme.

Esattamente con questo spirito La Fabbrica del Tempo ha inteso coinvolgere nella realizzazione di questo libro studiosi e intellettuali diversi, chiedendo riletture originali del secolo trascorso, per valorizzare punti di vista differenti e fornire un contributo a compiere quegli ulteriori passi che ancora ci attendono sul cammino della convivenza e dello sviluppo. Uno degli obiettivi che l'associazione si è posta è stato di fornire un piccolo apporto – nel rispetto e nella logica dello Statuto di Autonomia, nell’ambito della Repubblica italiana, delle collaborazioni interregionali e dell'Unione Europea – affinché si favorisca in questa terra lo sviluppo di una convivenza originale, paritaria e solo così feconda, tra mondo tedesco, mondo italiano e mondo ladino. Meta non ancora raggiunta, o in ogni caso solo in parte, e tuttavia senz'altro possibile. Proviamo a perseguire ostinatamente, vivendo il tempo che ci è stato dato e affrontando le sue problematiche, l'ottimismo della volontà.

L’obiettivo che La Fabbrica del Tempo si è posta con il lavoro 18/18 - Alto Adige/Südtirol 1918-2018, coordinato da Patrick Rina, Ulrike Kindl e Tiziano Rosani, è stato di generare un leggero straniamento, deviando dallo sguardo consuetudinario ed abituale al fine di modificare la nostra autopercezione, aggiungendo, senza togliere, nuove prospettive di valore. Riflessione, immagine e confronto sono gli strumenti cui è stata affidata la realizzazione del progetto, Denkbilder su cui cercare di creare una nuova comprensione di chi siamo, perché siamo arrivati qui e quali obiettivi, anche ambiziosi, potremmo raggiungere; non solo nel nostro interesse, ma anche di coloro che stanno attorno a noi o verranno dopo di noi.