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La Fabbrica del Tempo raccoglie e mette in rete studiosi di diverse discipline umanistiche, sociali e giuridico- economiche che vivono in Alto Adige o dimostrano particolare interesse alla sua realtà. La finalità de La Fabbrica del Tempo è studiare e divulgare la storia e la cultura di questa terra, analizzare la sua società, la sua economia e l’impianto giuridico su cui poggia. La premessa da cui parte è il riconoscimento della ricchezza ineguagliabile prodotta dall’incontro tra grandi culture e civiltà, come quella italiana e tedesca, senza per questo dimenticare il ruolo svolto dalle minoranze etniche, religiose e politiche. Accanto ad essa, di conseguenza, attribuisce grande valore alla multiculturalità ed al plurilinguismo, intesi come ponte tra identità, tradizioni, costumi e Weltanschauungen.

In questo contesto l’Associazione riconosce come proprio obiettivo prioritario lo studio, la divulgazione della storia e della cultura della Minoranza di lingua italiana dell’Alto Adige, l’accrescimento delle sue potenzialità di sviluppo e di radicamento nel segno di una fattiva, completa collaborazione con tutti i gruppi linguistici e culturali che qui vivono. Nell’ottica di una sempre maggiore integrazione europea, la Comunità italiana rappresenta un importante trait-d’union con il mondo germanico, posta com’è all’incrocio di correnti di pensiero, flussi commerciali, rapporti sociali e politici.
La Comunità italiana dell’Alto Adige affonda le sue radici nei secoli passati, ma trova una significativa crescita soprattutto nel corso del Novecento, quando, in seguito all’annessione all’Italia del Tirolo meridionale austriaco ed alla successiva dittatura fascista, si arrivò a percentuali di oltre il 30% della popolazione complessiva. La sviluppo della Comunità italiana è quindi da collocare nel periodo compreso tra il primo ed il secondo dopoguerra, un tempo travagliato dallo scontro tra ideologie dittatoriali e nazionaliste, dal fascismo al nazismo al socialismo reale. Ciò ha comportato una serie di difficoltà incommensurabili, di complicate conseguenze storico-culturali, che hanno, per molta parte, condizionato l’armonioso sviluppo di una convivenza non solo auspicabile, ma ampiamente realizzabile. I tempi sono però oramai maturi per ricostruire con maggiore serenità e più completezza il contributo storico, economico e culturale che gli italiani hanno dato a questa terra. Il fascino innegabile dell’Alto Adige risiede anche nel complesso intreccio di culture e di storia, non certamente in una supposta ed indimostrabile immemoriale uniformità.
È quindi il Novecento, per molta parte, il quadro storico in cui si inserisce la vicenda della Comunità italiana, il Novecento della modernità e della post-modernità, della società di massa e della macchina, dello scontro tra ideologie e della loro successiva ed irrecuperabile crisi. È anche per questo che La Fabbrica del Tempo ha deciso di concentrare la sua ricerca su quelle che sembrano essere le caratteristiche salienti del “secolo breve”: la macchina, la fabbrica, il frammento e l’immagine, la storia e la cultura di massa, la città, l’arte contemporanea, la narrazione, la perdita di senso. In una parola “la complessità”. Ma non può esserci comprensione della complessità, per quanto incompleta, provvisoria, se non si collocano gli avvenimenti in un quadro storico preciso e plurivoco, in cui svaniscano, per quanto possibile, le vulgate ufficiali, le verità inconfutabili. Al loro posto preferiamo il dubbio, la contraddizione, lo scandalo! È in questo contesto che nascono gli studi sul mondo operaio, sulle periferie di Bolzano, sull’archeologia industriale; in questo percorso concettuale si sviluppano le storie sociali e la rilettura dal basso di pagine di storia locale.
Il Novecento ha rappresentato anche qui una svolta epocale. Per alcuni ha posto le premesse addirittura per una sorta di caduta adamitica, quando il Tirolo meridionale fu staccato dalla madrepatria. Per altri invece rappresenta l’inizio di una speranza, la fuga da stenti e miserie verso territori nuovi. Per tutti, indiscutibilmente, è stato contraddistinto dalla perdita della Tradizione, della fiducia storicistica nel progresso, la sostituzione del frammento al tutto, dell’immagine alla realtà. Il Novecento non può essere disgiunto dalla fotografia e la sua storia non può essere ricostruita senza la narrazione. Il Novecento è il tempo della “mentalità fotografica”, con esso noi iniziamo a vedere il mondo come attraverso un obiettivo. La realtà è frammento, spesso irriconducibile alla sua unità di provenienza, spesso è volutamente mescolato per creare ciò che fino a poco prima non esisteva. La fotografia, così come gli altri documenti visivi, sono indispensabili strumenti di ricerca, fonte primaria per ricostruire le pagine dell’ultimo secolo non per come furono ma, forse, per come furono interpretate.
La Fabbrica del Tempo raccoglie in un archivio fotografico le immagini del passato e le utilizza per la ricerca storica. Accanto ai documenti visivi raccoglie storie di vita, etnotesti, fonti storiche e documentazione socio-antropologica eccentriche. L’eccentricità, l’Umweg, è la metodologia privilegiata per approcciare la complessità. La Comunità italiana dell’Alto Adige, qualunque sia la prospettiva d’analisi, qualunque la posizione ideale, è stata portatrice di complessità, di turbamento, sicuramente, ma anche di crescita in una realtà per tradizione aperta al transito commerciale ed al confronto culturale.