Museo delle Semirurali

Il senso di un cammino

La presenza di una comunità italiana in Alto Adige rappresenta oggettivamente un contributo di arricchimento culturale alla realtà sudtirolese locale che, per motivi storici noti, ha dovuto combattere in tempi non lontani una drammatica battaglia per la sopravvivenza della sua identità.
Con il trascorrere del tempo, grazie all'attenta trasformazione di una presenza di occupazione e di contrasto in una convivenza aperta al dialogo ed al confronto nel pieno rispetto delle altre identità, la situazione si è modificata e si sviluppa costantemente nella collaborazione interetnica.
Ciononostante il gruppo linguistico italiano si trova oggi in una condizione minoritaria, per quanto riguarda la produzione e la diffusione culturale. I motivi vanno cercati in una concreta difficoltà di identificazione nel territorio, nelle sue tradizioni, nei suoi simboli, ma anche in una strategia politico-culturale miope.
Mancano in altre parole tutti gli strumenti utili ad un gruppo per costruire una sua identità, una sua cultura autonoma e specifica.

Convivere non significa sempre appropriarsi della cultura e della tradizione di altri ma - anche e soprattutto - offrire alla comunità nella sua interezza contributi originali.
Solo così potrà esserci crescita. Dal confronto e non dall'arroccamento su posizioni preconcette ed oscurantiste potrà nascere una nuova visione per un territorio che non è più e non potrà più essere quello che è stato nel passato vicino, meno vicino, lontano.
La fabbrica del Tempo fonda il suo impegno su questa convinzione. Una società con molte culture è una società viva dove ognuno può trovare la sua identità ed i suoi spazi per svilupparsi in un armonico contrasto di sonorità.
Gli italiani dell'Alto Adige possono ora guardare al loro passato, alla loro storia con serenità. La nascita di questo gruppo linguistico, frutto di un'annessione e di un tentativo di colonizzazione ingiustificabili ma in linea con la politica del tempo in molte altre zone dominate da regimi totalitari, deve perdere quel senso di peccato originale che la ha macchiata.
Il tempo offre molte garanzie tra cui soprattutto quella di mitigare i contrasti, lenire i dolori e le memorie funeste.
Può esserci e deve esserci una via di riscatto. Quello che è deve venire accettato rifiutando dalle due parti di ricorrere a revanscismi e rivendicazioni anacronistiche.

Per dare modo alla comunità italiana di identificarsi con il suo territorio bisogna che essa possa rimpossessarsi della sua storia sapendo essere critica dove è giusto essere critici ed orgogliosi dove si può essere orgogliosi.

Le Semirurali di Bolzano, ma anche quelle di Merano e Vipiteno, sono una pagina onesta e brillante di storia italiana, una piega delle continue maree della storia dove uomini senza desideri di sopraffazione hanno cercato, con il lavoro e con l'impegno, di creare un futuro per sè e per i propri figli.
E' stato, quello degli abitanti delle Semirurali, un contributo innegabile alla crescita sociale ed economica di questa provincia. E' giusto quindi pretendere che la loro storia venga salvata e consegnata ad un futuro che saprà e dovrà essere di convivenza rispettosa di tutte le identità, da quelle più forti a quelle meno forti.

La Fabbrica del Tempo

 

Lo stato dei lavori al 25 agosto 2004

Lo stato dei lavori al 15 novembre 2005

Si deve alla Fabbrica del Tempo la primogenitura del progetto per la realizzazione di un “Museo delle Semirurali”. Ora, ripresa dagli enti pubblici, l’idea di elaborare un progetto in grado di salvaguardare la memoria operaia e popolare degli abitanti di quella che fu la città-giardino di Bolzano (di cui resta un’unica casetta, ed è su questa che si incentra il progetto) risale infatti a ben sette anni or sono, quando La Fabbrica del Tempo la individuò e ne fece un obiettivo da condividere con tutta la cittadinanza.
Con il tempo il Museo è divenuto, nel suo perdurante, estenuante “non divenire” nonostante sollecitazioni di ogni tipo, sempre più uno dei temi portanti dell’associazione, arricchendosi peraltro, come ogni buon “work in progress”, di nuovi elementi, ivi compresa l’apertura a nuovi percorsi, dialoghi, consulenze e confronti con interlocutori culturali, politici, economici, massmediatici. Accanto a questo, l’associazione ha sviluppato una sempre più vasta e capillare raccolta di testimonianze di vita vissuta (colte direttamente dai protagonisti dell’epoca, da chi in quelle casette ha vissuto).
La Fabbrica del Tempo intende dare a questo specifico progetto un respiro che vada al di là della mera conservazione di una testimonianza architettonica. Oltre a quello di impiantare e rendere attivo un centro di documentazione, l’associazione promuove la realizzazione di un percorso espositivo, studiando la possibilità più efficace di gestire la struttura e le attività di contorno. È inoltre parte integrante del progetto la previsione di una serie di collegamenti con le strutture museali già esistenti e operanti sul territorio, mirata al creare una continuità tra il passato remoto, quello prossimo (il Novecento, con le sue luci e le sue ombre) e il presente.