Sigmundsherberg 1915-1918 Storie di prigionia – Italiener in Kriegsgefangenschaft

La Fabbrica del Tempo 2017


Con il "progetto Sigmundsherberg 1915-1918" La Fabbrica del Tempo ha inteso affrontare il centenario della Prima guerra mondiale da una prospettiva solitamente poco frequentata: quella di chi, a seguito degli avvenimenti bellici, fu costretto alla detenzione nei campi di prigionia. Trattando del campo di Sigmundsherberg (Bassa Austria, distretto di Horn) il maggiore tra quelli destinati ai prigionieri italiani nell’ambito dell’Impero austro-ungarico, si è volutamente optato per una tematica che andasse oltre l’ambito altoatesino/sudtirolesee intrecciasse luoghi lontani, coinvolgendo studiosi di diversa provenienza. Tuttavia l'Alto Adige è stato ben presente anche in questo progetto poiché alcuni prigionieri tentarono la fuga e furono ripresi proprio qui, a Bolzano e Merano. Grazie al recupero di ampio materiale iconografico e documentario inedito, è emerso un quadro particolarmente stimolante che ha prodotto da un lato l’approfondimento storico raccolto nel libro Sigmundsherberg 1915-1918. Storie di prigionia – Italiener in Kriegsgefangenschaft, dall’altro la realizzazione del film-cortometraggio La Scintilla, curato dal regista Giuseppe Zampella, che ha affrontato il tema da un punto di vista diverso, visivo, narrativo e di forte impatto emozionale. Il progetto è stato coordinato da Barbara Ricci, Maurizio Pacchiani e Fabrizio Miori.

Il film La Scintilla (dal nome di un giornale che circolava nel lager) è nato dalla volontà di rievocare la storia del campo di Sigmundhersberg attraverso una narrazione cinematografica che desse spazio alla testimonianza storica, ma anche e soprattutto al racconto, di forte impatto emozionale. Grazie allo studio del materiale di repertorio, frutto anche della ricerca compiuta da La Fabbrica del Tempo, è stato possibile scrivere la sceneggiatura di un cortometraggio drammatico; le fotografie, le lettere dei prigionieri ai familiari, le opere di artisti che hanno affrontato la reclusione aggrappandosi ai loro talenti, sono stati strumento di ispirazione per creare questo dramma di finzione. La vicenda, ambientata nei primi anni Trenta, tratta dell’incontro fra due ex prigionieri del campo di Sigmundsherberg a otto anni di distanza dalla fine della Prima guerra mondiale. Si tratta di fatto di due personaggi che assurgono ad archetipi di un conflitto universale e più che mai attuale: la natura contraddittoria del progresso, diviso fra l’importanza di ricordare il passato e l’esigenza di cancellarlo in favore dell’evoluzione sociale.

Quanto al volume Sigmundsherberg 1915-1918. Storie di prigionia/Italiener in Kriegsgefangenschaft, dopo una introduzione generale sul problema degli internati italiani durante la Prima guerra mondiale e sul loro successivo ritorno in patria, presenta una ricerca documentaria e testimoniale sul campo e sulle condizioni dei prigionieri. Indaga inoltre, anche dal punto di vista dei custodi austro-ungarici, la gestione del campo e le relazioni tra italiani e tedeschi, tra ufficiali e soldati di truppa. È stato contattato per questo progetto lo studioso austriaco più significativo sul campo di Sigmundsherberg, Rudolf Koch, autore di una accurata monografia. Oggi soltanto il cimitero del campo, dove riposano circa 2.400 soldati, in larghissima parte italiani, alcuni magazzini e il raccordo ferroviario rimangono a memoria di quello che fu un enorme lager durante la Prima guerra mondiale. A cura del comune di Sigmundsherberg un sentiero commemorativo “dalla prigionia alla pace”, allestito nel 2015 attraverso il territorio allora occupato dal campo di prigionia, fornisce ai visitatori un'idea di quanto fosse grande il lager e come apparisse. Il volume si apre con interventi di Giovanna Procacci, una dei massimi esperti italiani dell’argomento (I prigionieri italiani in Austria e in Germania durante la Prima guerra mondiale) e di Fabio Montella (Il ritorno in patria dei militari italiani liberati dal nemico alla fine della Grande Guerra). Seguono i contributi di Rudolf Koch (Kriegsgefangener Sigmundsherberg), Carlo Perucchetti (La musica e il teatro nel lager di Sigmundsherberg), Maurizio Pacchiani (I romanzi della fuga. Jemma e Locatelli) e Fabrizio Miori (Giovanni Spieler, ufficiale imperial-regio e cavaliere del Regno), a cui fanno seguito Gli album fotografici del capitano Spieler). Nel suo saggio il musicologo Carlo Perucchetti illustra come nel lager si facessero anche musica e teatro. In occasione presentazione del progetto a Bolzano presso l’Istituto Vivaldi e poi a Merano presso Villa Freischütz era stato suonato un violino costruito proprio nel campo di Sigmundsherberg. Il capitolo I romanzi della fuga fa riferimento invece a due celebri evasi da Sigmundsherberg, il tenente Enzo Jemma e il capitano Antonio Locatelli, autori rispettivamente de La bella avventura. Storia di un’evasione e de Le ali del prigioniero. Moltissime le foto inedite nel capitolo Gli album del capitano Spieler. Spieler fu uno degli ufficiali austriaci addetti al campo di prigionia di Sigmundsherberg e conservò molte immagini della vita al suo interno.