Alumix

La Fabbrica del Tempo 2002

È stato una delle location di Manifesta7. La Biennale Europea d’Arte Contemporanea è approdata nel 2008 in Italia presso quattro siti: Fortezza, Bolzano, Trento e Rovereto. Stiamo scrivendo di quello che a Bolzano è noto come “Alumix”, ovvero uno dei manufatti-simbolo del Novecento industriale altoatesino. Alumix è diventato il nickname di un edificio realizzato negli anni Trenta all’interno di un più ampio lotto ad opera ed uso della Società Montecatini; di questo lotto l’Alumix rappresenta il corpo centrale, utilizzato nel tempo quale sito produttivo e di rappresentanza. La Fabbrica del Tempo ha iniziato ad interessarsi al manufatto, intuendone e riconoscendone le potenzialità, dieci anni fa, quando, già dismesso, rappresentava insieme ad un edificio parallelo e alle pertinenze del complesso, un punto d’eccellenza architettonico nella Zona industriale bolzanina.
Da allora La Fabbrica del Tempo non ha mai cessato di portare avanti una capillare e tenace opera di attenzione e sensibilizzazione sulla tematica. Un’azione che è culminata nella decisione della Giunta Provinciale di non abbattere l’edificio – cosa prevista inizialmente: esso ha potuto invece fruire del vincolo di tutela storico-artistica; da allora è iniziata per l’Alumix una nuova vita. Una vita parallela a quella del Museion, il Museo d’Arte Moderna di Bolzano, l’avveniristica struttura inaugurata nel 2007 per dare una casa stabile all’arte contemporanea.
L’attenzione della Fabbrica del Tempo verso l’Alumix si è concretizzata nel corso degli anni in una pubblicazione dal titolo Il tempo delle fabbriche - Alumix: archeologia industriale a Bolzano, in un seminario e un articolato convegno sull’opportunità di prendere in considerazione il suo riuso, nella realizzazione di un cd rom interattivo (Alumix, archeologia del Moderno) e in una mostra fotografica, oltre a molte e diverse prese di posizione sui mass media e su periodici di settore.
Un lavoro che la “Fabbrica” ha svolto con passione, raccogliendo contributi da esperti del settore, contribuendo di conseguenza a far nascere presso l’opinione pubblica e le istituzioni un dibattito aperto, una riflessione carica di idee e di visioni rispetto ad un possibile futuro – divenuto il presente – dell’Alumix, non tralasciando i problemi connessi alla difficoltà del recupero dell’areale. Un recupero che peraltro non solo è stato decretato ma anche realizzato e che il varo avvenuto con Manifesta7 ha già sancito. La relativa documentazione è disponibile anche in questo sito.

 

Manifesta7 ha portato all’interno e all’esterno dell’Alumix la personalità e le opere di molti protagonisti dell’arte contemporanea, con specifica attenzione alla sua dimensione concettuale, e ha sicuramente dato risonanza europea ad un manufatto di grande pregio.
Va detto, peraltro, che da più parti sono giunte considerazioni critiche rispetto alla logica con cui sono state decise le modalità del recupero e rispetto alla priorità delle installazioni.
Se da un lato, si è detto da parte di diversi osservatori, l’operazione è da ritenersi apprezzabile, dall’altro non ha curato – o perlomeno non lo ha fatto a sufficienza – quella che avrebbe potuto essere un’altra priorità dell’operazione, vale a dire raccontare anche attraverso l’arte un capitolo della storia di Bolzano e dell’Alto Adige. L’edificio è stato trattato invece principalmente come un contenitore da “ri-usare”, la storia che lo pervade è passata in terzo piano: a nostro giudizio si poteva mostrare più sensibilità per questi aspetti. Storia e arte possono sposarsi al meglio e questo avrebbe potuto accadere benissimo anche a Manifesta7.


Il Tempo delle Fabbriche
- Alumix: archeologia industriale a Bolzano

La Fabbrica del Tempo 2000


Poche volte l’idea di ridare dignità funzionale e ruolo di testimonianza culturale agli edifici del passato ha trovato a Bolzano terreno fertile per prosperare. Di frequente ha prevalso la logica di piegare notevoli esempi d’architettura agli interessi economici che ruotavano attorno agli edifici ed ai lotti di pertinenza. Pensiamo alle ristrutturazioni subite dalla stessa via Portici, della quale – grazie a numerosi ed eclettici sventramenti – sopravvivono talora solo le facciate, per giungere ad operazioni come la pressoché totale demolizione dello storico Hotel Grifone. Una logica legata ad una scarsa considerazione del valore storico di questi edifici, così come del tessuto urbano complessivo, che su questi edifici si fonda. Ma non basta. Bolzano ha vissuto un fenomeno particolare rispetto ad altre città: la scomparsa progressiva delle testimonianze architettoniche del Novecento. I cittadini hanno assistito quasi impotenti all’abbattimento di importanti complessi edificiali come il Cinema Corso, le Semirurali, la filiale Fiat, i grandi complessi industriali nella zona produttiva.
L’evidenza di queste profonde ristrutturazioni urbanistiche e architettoniche ha però suscitato una sempre più forte sensibilità tra le nuove generazioni che del passato svolgono una lettura critica ma al contempo serena. Ciò ha significato
liberare tali opere della loro contestualizzazione ideologica e vederle finalmente per quello che sono: testimonianze storiche della vita di una città che con il proprio lavoro ha contribuito notevolmente alla crescita economica di questa terra. Fino ad arrivare a stabilire che si tratta di edifici senz’altro passibili di un’effettiva valorizzazione e, ove necessario, di una adeguata tutela.
Un brano d’architettura da salvaguardare era risultato in particolare uno dei manufatti-simbolo del Novecento industriale altoatesino: il complesso realizzato negli anni Trenta all’interno di un più ampio lotto ad opera ed uso della Società Montecatini e noto come Alumix, denominazione recente di una delle centrali di trasformazione dell’energia elettrica (e delle annesse sale forni) che facevano parte del complesso industriale dell’Industria Nazionale Alluminio, utilizzato nel tempo quale sito produttivo e di rappresentanza. L’edificio sorge in via Volta, nel cuore della zona produttiva bolzanina.
La Fabbrica del Tempo ha iniziato ad interessarsi al manufatto, intuendone e riconoscendone le potenzialità, ancora negli anni Novanta quando, già dismesso, rappresentava insieme ad un edificio parallelo e alle pertinenze del complesso, un punto d’eccellenza architettonico nella Zona industriale bolzanina. La Fa
bbrica del Tempo aveva dato avvio a una capillare e tenace opera di attenzione e sensibilizzazione sulla tematica. Un’azione che è culminata nella decisione della Giunta Provinciale di non abbattere l’edificio, cosa inizialmente prevista: esso ha potuto invece fruire del vincolo di tutela storico-artistica; da allora è iniziata per l’Alumix una nuova vita che ha portato alla attuale struttura del NOI Techpark.
Nel corso degli anni l’attenzione della Fabbrica del Tempo verso l’Alumix si è concretizzata in una pubblicazione dal titolo Il tempo delle fabbriche - Alumix: archeologia industriale a Bolzano, in un seminario e un articolato convegno in cui offrire occasioni di riflessione sulle tematiche della valorizzazione del patrimonio di edilizia storica e del recupero dei beni di archeologia industriale presenti nel contesto urbano sull’opportunità di prendere in considerazione il suo riuso, nella realizzazione di un cd rom interattivo e in una mostra fotografica, oltre a molte e diverse prese di posizione sui mass media e su periodici di settore.
Al convegno organizzato da La Fabbrica del Tempo il 13 e 14 ottobre 2000 hanno partecipato numerosi esperti del settore, evidenziando al contempo alcuni fra i numerosi esempi europei di salvaguardia e riconversione di analoghi edifici industriali. La pubblicazione degli atti ha inclu
so i contributi di studiosi ed esperti su vari aspetti dell’archeologia industriale, con particolare riferimento alle vicende dell’ex Industria Nazionale Alluminio di Bolzano. Un lavoro che la Fabbrica ha svolto con passione, raccogliendo contributi da esperti del settore, da Giovanna Rosso Del Brenna, a Marcello Vittorini, Giorgio Cacciaguerra, Harald Kleger, Monica Carmen, Roberto Togni, Ivan Dughera, Fabrizio Miori , Andrea Fregoni e Antonio Lampis, contribuendo di conseguenza a far nascere presso l’opinione pubblica e le istituzioni un dibattito aperto, una riflessione carica di idee e di visioni rispetto ad un possibile futuro – divenuto il presente – dell’Alumix, non tralasciando i problemi connessi alla difficoltà del recupero dell’areale.
Ad esso si sono affiancate, nelle sedi periferiche della Biblioteca Civica una serie di esposizioni documentarie e presso il Centro Trevi una mostra artistica pertinente al tema. In seguito è stato realizzato un cd-rom interattivo (Alumix, archeologia del Moderno) che ha permesso, oltre a raccogliere numerose immagini sia storiche che contemporanee, di effettuare un “viaggio virtuale” all’interno di un luogo i cui spazi e i cui silenzi concordano con l'estetica d'avanguardia contemporanea.
Nel 2004, la mostra fotografica artistico-documentaria ART-ALU-MIX ha ulteriormente allargato sia l’orizzonte sia la percezione dell’Alumix, facendo ulteriormente prendere coscienza del suo valore reale e simbolico ai bolzanini ma anche agli addetti ai lavori.