La Fabbrica del Tempo, il nostro percorso

Possiamo sintetizzare nella seguente espressione la passione che anima il nostro sodalizio: “lavoriamo nel presente, conosciamo il passato, vogliamo partecipare al futuro”. Crediamo che vi sia un mezzo per porre attenzione e tentare di delineare un percorso della comunità di lingua italiana in provincia di Bolzano: questo mezzo è la ricerca storica – anche basata su elementi non conformisti – che non vogliamo ridotta a cronaca e archiviazione, bensì connessa con una più ampia, multiforme e multidiretta riflessione culturale alla quale desideriamo possano prendere parte tutti i soggetti operanti nel nostro ambito territoriale. Favorire incontri, dunque. L'associazione ha pubblicato ricerche, organizzato dibattiti, workshop e seminari, corsi di storia locale; quando utile, è intervenuta pubblicamente per rimarcare il nostro punto di vista su tematiche specifiche, incluse le politiche culturali. L'associazione è interessata a proseguire il dibattito – sereno, quanto mai utile e necessario – sul Novecento altoatesino e a rapportarlo con il divenire della storia: gli eventi, le donne e gli uomini che l'hanno forgiata e che la forgiano. Tra i temi trattati da La Fabbrica del Tempo si possono trovare le vicende delle Semirurali di Bolzano, che oggi, anche su nostro importante impulso, sono divenute un piccolo museo. Quindi l’Alumix, l’edificio-simbolo della Bolzano industriale del recente passato – qualche anno fa ancora in bilico tra il divenire un nuovo polo culturale oppure uno delle centinaia di rottami industriali che attendono l’eliminazione – e ora, grazie anche all’opera di sensibilizzazione iniziata anche dalla Fabbrica, evoluto a polo scientifico-tecnologico con salvataggio delle fondamentali strutture e aperto alla nuova funzione. Sempre alla Bolzano industriale sono stati dedicati approfonditi lavori de La Fabbrica del Tempo come il Villaggio Lancia (1999), Il tempo delle fabbriche (2000), Uomini e macchine (2001).

Al vivere quotidiano in tempi di guerra è stato dedicato qualche anno dopo Non abbiamo più caffè, un’opera di ricerca complessa ed ampia che trova spazio in due volumi densi di testimonianze sulla Bolzano degli anni 1940-43. Con uno sguardo all’ambito museale e alla necessità di porre più attenzione ai beni culturali in sede locale, la ricerca è sfociata nella pubblicazione La politica della memoria. Una rivisitazione del XX secolo in ambito locale è condensata invece nella pubblicazione Sguardi sul Novecento – Blick(e) ins 20. Jahrhundert.

Anche alla città di Merano è stata dedicata particolare attenzione, ponendo in maniera più rilevante l’accento su momenti “pubblici” e intervenendo direttamente, con una serie di workshop e altre iniziative, nel dibattito sulla vicenda culturale, politica, economica e turistica della città del Passirio. Ancora più di recente una bella monografia si è aggiunta agli studi sulla città: Il cuore oltre l’ostacolo. Ippodromi a Maia / Hindernisse überwinden. Maiser Pferderennbahnen (2012). Il plurale non è un errore, l’ippodromo dell’architetto Vietti Violi, costruito negli anni Trenta, non è un’invenzione calata dal nulla. Si inscrive piuttosto nel solco di una tradizione, in quanto nella stessa zona vi era dall'inizio del secolo uno spazio anche per le corse di cavalli, circostanza ignota alla maggioranza dei meranesi stessi. Non poteva a questo punto mancare un’opera – che riempiva uno spazio ancora vuoto – sui 100 anni del Kurhaus: 100 x Kurhaus. 1914-2014, ricerca su uno dei simboli della Merano storica. Tutte queste ultime iniziative, accompagnate da interessanti e ben documentate mostre, hanno ottenuto un grandissimo successo di pubblico e ottime recensioni sulla stampa e nei media. La Fabbrica ne è particolarmente orgogliosa, in quanto il suo lavoro è rivolto alla popolazione, alle comunità, al loro rapporto coi luoghi e con la storia.

Una tappa fortemente significativa nella produzione storiografica de La Fabbrica del Tempo è rappresentato dal volume Le lettere aperte. 1939-1943: l’Alto Adige delle Opzioni (2006). Il libro è un’antologia di lettere scritte nel periodo delle Opzioni da decine e decine di persone che furono coinvolte in quelle vicende: a seguito degli accordi tra la Germania nazista e l’Italia fascista, infatti, moltissime persone di madrelingua tedesca e ladina furono costrette a scegliere se restare in Alto Adige o “optare” per il trasferimento nel Terzo Reich. Il libro, curato da Christoph von Hartungen, Fabrizio Miori e Tiziano Rosani, si struttura in due parti: nella prima si analizza da vari punti di vista il fenomeno Opzioni, nella seconda è pubblicato integralmente un ampio campionario di lettere che ci restituiscono da diversi punti di vista l’epoca, le sue luci e le sue ombre. La complessa realtà in esame viene trattata secondo quella che è da sempre prerogativa e modus operandi de La Fabbrica del Tempo: raccontare la grande Storia anche attraverso le piccole storie della gente comune. Il libro è stato presentato a Bolzano, Merano, Egna, Appiano, Bressanone, Brunico, Vadena e Dobbiaco, dando “voce” ai protagonisti delle storie che vengono narrate attraverso la lettura di una serie di lettere da parte di due attori. Il successo dell’iniziativa e il rapido esaurimento delle copie prodotte ha spinto la Fabbrica, nel 2014, a tornare sul delicato tema, con un volume dal titolo significativo: Le Opzioni rilette. Die mitgelesenen Briefe, un approccio un po’ diverso dalla prima opera, indagando aspetti meno noti della vicenda, tra cui l’atteggiamento della Chiesa e l’impatto della difficile scelta su gruppi specifici di popolazione, come i Cimbri del Trentino e le donne. Optarono infatti non solo i sudtirolesi di madrelingua tedesca e ladina ma anche alcuni residenti in Trentino (Luserna e Val dei Mocheni) o nella friulana Val Canale. Nel libro si dà spazio anche al destino di coloro che “rioptarono”, tornando dopo la guerra, e si riportano le reazioni politiche, civili, di sollievo o di denuncia di fronte a tale sradicamento. I capitoli del libro corrispondono ad altrettante analisi dei diversi aspetti di questa difficile pagina di storia. Il titolo si riferisce con doppi sensi alla lettura delle lettere da parte delle autorità degli uffici della censura, che hanno de facto permesso la conoscenza di questo patrimonio della vita e del pensiero in quella difficile fase della storia dell’Alto Adige. Il volume e la ricerca hanno visto impegnati, fra gli altri, gli storici Hans Heiss e Ulrike Kindl, oltre agli studiosi Patrizia Volgger, Fabrizio Miori e Patrick Rina.

Dopo diverse presentazioni in diverse località altoatesine, oltre che a Innsbruck e Trento, il 12 settembre 2015 il volume è stato anche presentato a Sarentino, presso la Sarner Stiftung. L’incontro era pensato non da ultimo per incontrare il resistente Franz Thaler, presente egli stesso nel libro in una intervista di Patrick Rina, e dare segno di concreto interesse attuale alla tematica della difficile necessità di scelta che spesso la Storia impone all’uomo. Franz Thaler aveva poco prima ricevuto anche un messaggio da parte del presidente della Repubblica Mattarella a riconoscimento del proprio ruolo. L'iniziativa de La Fabbrica del Tempo rappresentò l'ultima uscita pubblica di Franz Thaler, che scompare poche settimane dopo. Ma il grande impatto che ha avuto il tema e l’analisi collegata sono testimoniati anche dalle iniziative che sono state svolte nell’ambito della scuola: nel 2015, in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Merano, si è potuto parlare del tema Opzioni presso la scuola superiore di lingua tedesca Josef Ferrari, con la presenza degli storici Hans Heiss e Ulrike Kindl, la cui collaborazione con la Fabbrica si è dimostrata ancora una volta attiva e molto preziosa.

Ben consci che le partite aperte in provincia di Bolzano sono molte e importanti, specie sul piano economico, La Fabbrica del Tempo ha voluto indagare nel corso della sua attività anche le politiche energetiche, con particolare attenzione alla Val Venosta. In questo ambito, per non disgiungere l’attualità dal nesso storico e per rimarcare l’importanza di cogliere la continuità degli eventi, è stata organizzata una ricerca che ha prodotto, nel 2004, una mostra e il cd Voci e volti della modernità, percorso culturale completato poi dal volume dal titolo I cantieri dell'energia - Impianti idroelettrici in Val Venosta e nelle Alpi centrali - Wasserkraftwerke im Vinschgau und in den Zentralalpen 1946-1962.

Lo sviluppo dell’industria elettrica in area alpina ha avuto conseguenze complesse e a tratti contraddittorie. Da un lato ha valorizzato una importante risorsa del territorio, ha creato nuove infrastrutture, ha indotto processi di modernizzazione e garantito ritorni in termini finanziari per le amministrazioni locali. Dall’altro, però, si deve constatare che in molti casi le comunità alpine sono state escluse dai processi decisionali e gestionali. da qui malumori e diffidenze che hanno proiettato ombre lunghe. Il medesimo tema, tre lustri dopo, è anche approdato alla letteratura, con un libro di Marco Balzano.

Un capitolo speciale dell’attività del sodalizio va sotto il nome di Arcipelago Memoria. Alla base del progetto vi è l’esigenza di dare attenzione e visibilità, accanto ai centri più conosciuti, anche alle comunità inserite in realtà urbane decentrate. Da sempre il recupero dell’esperienza di vita e della memoria è infatti uno degli obiettivi-base dell’associazione. I centri di Lana e Vadena sono stati individuati quali comuni-pilota in quanto realtà campione diverse tra loro per geografia, storia, composizione dei gruppi linguistici e insediamento.

I lavori di ricerca sul campo, dentro le comunità, è stata particolarmente felice in entrambi i casi, trovando forte e attiva partecipazione. Grande è stata la soddisfazione per questa ricerca che ha portato l’indagine e la sinergia di lavoro dentro le comunità e ha dato voce a bisogni di riflessione fino ad allora espressi in modo occasionale. I rapporti tra la Fabbrica e queste comunità protagoniste proseguono tuttora, a diversi anni di distanza. Due libri sono usciti a coronamento dei progetti: Arcipelago Lana. Istantanee di una comunità (2010), dedicato alla comunità italiana di Lana, e Al di là del ponte. Vadena: storia e immagini / Über die Brücke. Pfatten: Bilder und Geschichten (2011). Ma i libri non sono la sola pietra miliare che resta sul percorso fatto, le comunità hanno preso maggiore coscienza e hanno organizzato autonomamente nuovi incontri ed eventi, dopo quelli che hanno concluso la ricerca. Il seme è germogliato.

Con il 2015 La Fabbrica del Tempo, quale associazione culturale impegnata in progetti di indagine storica contemporanea, è giunta al ventesimo anno di ininterrotta attività, mediante la quale ha portato di anno in anno all’attenzione di cittadinanza ed enti locali storie di comunità, elementi di indagine sconosciuti e situazioni che sono insieme riflessione e spunto per una positiva azione culturale e civile. L’importante scadenza dei due decenni di vita è stata ricordata anche dai media locali con ampio rilievo, sia per quanto riguarda la stampa di lingua tedesca che italiana e la RAI (per es.: Südtiroler Tageszeitung del 30.12.2015, Alto Adige del 19.12.2015, intervista RAI del 24.12.2015, trasmissione Zeppelin). Vent’anni sono un bel traguardo per una associazione culturale e sono a dimostrare che ha saputo meritarsi la fiducia di sponsor e istituzioni con un’intensa e documentata attività di ricerca, divulgazione, coinvolgimento nonché pubblicazione di libri. Si tratta di un percorso solido e ben strutturato, con continuità d’impostazione e durata dell’impegno.

Nel 2015 non si è solo guardato alla strada compiuta, ma se ne è percorsa ancora altra, nuova. Si è infatti lavorato alla prosecuzione della riflessione già iniziata nel 2014 con il ciclo di conferenze Razionalismi. Percorsi del moderno / Rationalismus. Spuren der Moderne, primo momento di un itinerario di analisi del patrimonio architettonico in provincia che continua tuttora. Il tema è vasto e lo stimolo ha portato ampia eco in dibattiti sulla stampa locale. L’attività è culminata il 13 novembre 2015 con una mostra inaugurata presso l’Università di Bolzano, dal titolo Razionalismi. Percorsi dell’abitare / Zweckmäßig wohnen. Bolzano-Bozen 1930-40 con esposizione di foto, progetti e schede di edifici particolarmente rappresentativi della città di Bolzano. L’originalità dell’approccio della Fabbrica è consistito nell’esaminare per la prima volta il patrimonio architettonico degli anni Trenta dal punto di vista delle case private di abitazione, dell’edilizia residenziale, lasciando sullo sfondo i grandi palazzi bolzanini, dei quali peraltro si era parlato molto spesso. Tale periodo ha visto anche l’affermarsi del razionalismo in architettura ed era opportuno distinguere quella che è stata una fortunata corrente di pensiero e di realizzazioni edilizie da quel fin troppo facile parallelismo con il fascismo allora al potere. Tale identificazione è stata in realtà solo parziale e il discorso sulle case di abitazione ha aiutato a portare un ragionamento nuovo al dibattito. Documentazione attenta e qualche scoop anche per i cittadini più consapevoli hanno reso il libro molto apprezzato da chi ha visitato la mostra. L'iniziativa ha avuto riscontro anche su media specializzati e su pagine specifiche dei social network (per es.: sul sito della Fondazione Architettura Alto Adige e su facebook DOCOMOMO Italia Onlus, associazione italiana per la documentazione e la conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni / www.docomomoitalia.it) e che ha visto tra gli autori anche importanti nomi a livello italiano oltre che altoatesino/sudtirolese (per es.: arch. Attilio Terragni, arch. Oswald Zoeggeler).

Non un solo tema, benché impegnativo, è stato però monitorato dall’associazione nell’anno; mentre la mostra era in preparazione a Bolzano, a Merano, il 30 ottobre, il sodalizio era tra i sostenitori dell'iniziativa Alla scoperta di Maia Bassa, una rassegna con visite guidate per un percorso della durata di un paio d’ore in cui chi ha partecipato – quasi duecento persone – ha potuto scoprire storie e luoghi diversi da quelli solitamente noti, secondo una mappa originale che ha visto anche performance teatrali. Un ottimo esempio di azione in rete fra associazioni, che ha avuto impulso dal Comitato di quartiere di Maia Bassa e dal Comune di Merano e ha visto una virtuosa sinergia tra La Fabbrica del Tempo, Tangram, Piccolo Teatro, Società Dante Alighieri e Associazione culturale Rus'.

Gli anni recenti, nell’ambito del centenario della Grande Guerra, hanno dato spunto ad un progetto complesso, con un punto di approccio molto particolare: La Fabbrica del Tempo ha recuperato ampio materiale iconografico e documentario inedito sulla vita del campo di prigionia di Sigmundsherberg, nelle vicinanze di Vienna, uno dei più importanti dell'Europa centrale durante la Grande Guerra per quanto riguarda i prigionieri del Regno d'Italia.

La prigionia di guerra apparve per la prima volta come fenomeno di massa proprio durante la Prima guerra mondiale e i paesi belligeranti si trovarono di fronte a problemi di carattere militare e organizzativo di dimensioni fino ad allora sconosciute. L'esame della struttura del campo di Sigmundsherberg, dei problemi connessi alla sua gestione e alla vita delle migliaia di prigionieri di guerra lì rinchiusi consente di tracciare paralleli validi anche con altri campi di prigionia contemporanei. La prigionia di guerra significava per i soldati coinvolti provare uno sradicamento disorientante e una sensazione di dipendenza e impotenza mai conosciuta prima, insieme alle sofferenze psicologiche e fisiche, soprattutto alla fame e alle malattie. Il singolo soldato doveva affrontare tutto il peso fisico e psicologico che la prigionia comportava. Per questo sono preziose le testimonianze scritte di chi riusciva a esprimersi, a dare voce al suo dolore nelle lettere, nei diari e a volte, rientrati in patria, anche in qualche romanzo. Il tema dei prigionieri nella Prima guerra mondiale era stato toccato finora da pochi studiosi ed è stato soggetto di alcuni romanzi di reduci, ma una accurata monografia sul maggiore campo di prigionieri italiani degli Imperi Centrali ancora non esisteva e la Fabbrica ha inteso colmare questa lacuna.

La ricerca e gli approfondimenti dei temi connessi alla prigionia durante la Grande Guerra hanno suggerito un impegno in due diverse direzioni: un libro, come nella più classica tradizione della Fabbrica, e un videoracconto, relativamente una novità per l'associazione. Si è ritenuto però importante cercare di raggiungere un segmento di pubblico più vasto e di fascia più giovane mediante un video che focalizzasse – anche a chi dispone di minori conoscenze storiche e al quale è opportuno offrire uno sguardo di insieme – il messaggio storico e umano con una modalità diretta, mediante immagini e parole che rimangano impresse, creando il nucleo e i presupposti per successivi approfondimenti personali. Il cortometraggio La scintilla racconta così le vicende legate alla prigionia, mediante riprese che affidano ad alcuni protagonisti dell'epoca il messaggio e le testimonianze della loro esperienza e di quella di tanti altri soldati coinvolti nel grande conflitto, non dimenticando il ruolo che ebbe quella guerra nel preparare i regimi che sarebbero approdati alla successiva. La scintilla, per la regia di Giuseppe Zampella, protagonisti Paolo Grossi e Stefano Detassis, è stata presentata ad una “prima” a Bolzano, dove si è potuto assistere alla straordinaria introduzione musicale su pezzi suonati all’epoca nel campo di prigionia di Sigmundsherberg, nei pressi di Vienna, al cui interno è stato anche costruito il violino che ha accompagnato il piano nell’esecuzione dei musicisti. Il cortometraggio, opera appassionata di giovani professionisti, è di fantasia, ma ispirato a eventi reali ed è incentrato sulla fuga dai campi e sui contrasti che la condizione di prigioniero ha posto in evidenza.

Anche il libro, Sigmundsherberg 1915-1918, dà uno spazio alle narrazioni dei tentativi di fuga, alcuni dei quali hanno avuto il loro epilogo qui tra i monti dell’Alto Adige. Il volume affronta questi temi con contributi originali di autori quali Giovanna Procacci, Fabio Montella, Rudolf Koch, Carlo Perucchetti, Fabrizio Miori e Maurizio Pacchiani, oltre a un notevole repertorio iconografico di foto inedite.

La Fabbrica del Tempo, che da sempre approfondisce con particolare interesse il tema dell’architettura del Movimento Moderno, dopo il libro del 2015 sull’edilizia privata degli anni Trenta in ambito bolzanino, ha presentato, a fine 2016, il suo naturale proseguimento, dal significativo titolo Luoghi del Moderno – Klares Bauen 1920-1950. Una nuova tappa per il percorso dedicato al Razionalismo. Il nuovo volume, coordinato da Tiziano Rosani assieme a Marina Mascher e Patrick Rina, con la supervisione di Ulrike Kindl, si avvale di contributi in lingua italiana e tedesca di prestigiosi esperti e docenti di atenei italiani ed esteri, per ampliare lo sguardo all’Italia e all’Europa, analizzando le diramazioni e connessioni del Movimento Moderno nelle sue varie declinazioni, cosi come fu coniugata in molte nazioni europee: le sue origini, il suo sviluppo e gli esiti molteplici, a testimonianza del fatto che il movimento è stato uno dei più rilevanti e densi di conseguenze del secolo scorso. In tal senso l’iniziativa può rappresentare anche un contributo d’idee alla riflessione in corso sull’architettura del Novecento nella realtà altoatesina/sudtirolese.

Il valore delle correnti stilistiche razionaliste viene oggi riconosciuto internazionalmente. E inoltre proprio nella capacita di conservare le tracce del passato e di riflettere su di esso che si riscontra la maturità di un territorio. L'assenza di una prospettiva storica di lunga durata – è certamente più facile attribuire valore di bene culturale a un edificio risalente ad alcuni secoli fa che a un fabbricato moderno – non giova alla ricezione critica di un tale patrimonio. La sfida risiede proprio nel promuovere una coscienza critica diffusa in particolare nei confronti delle modalità della conservazione e della tutela. Agevolare e proseguire questo delicato ma importantissimo processo di indagine critica del passato, salvaguardare le testimonianze architettoniche anche per attenzione verso le generazioni che seguiranno: esattamente in quest’ottica si inscrive questa nuova iniziativa de La Fabbrica del Tempo.

La parte centrale dell’opera è dedicata alla rassegna dei movimenti del Razionalismo internazionale, con contributi sul Bauhaus tedesco, su Svizzera, Francia e Austria, sull’ex URSS, sui Balcani, sul caso atipico dell’Inghilterra. Particolare attenzione è riservata al fenomeno dell’edilizia popolare degli anni Cinquanta e Sessanta, nata e cresciuta proprio seguendo gli insegnamenti del funzionalismo. Viene posto anche il problema della tutela di quell’immenso patrimonio di “arte povera”. Un passo fuori dall’Europa porta quindi ad Asmara con i piani ed i progetti pensati per la sua pianificazione urbanistica. L’attualità del lavoro è sottolineata dalla mostra proprio sull’architettura di Asmara: Asmara. La segreta città modernista in Africa, accolta a Bolzano tra 2018 e 2019, a cura della Piattaforma di tutela del patrimonio culturale – direttrice Waltraud Kofler Engl – presso l’Università di Bolzano.

Si giunge così ai giorni attuali, dove una straordinaria eco sui media ha moltiplicato il successo di pubblico dell’ultima fatica della Fabbrica: 18/18 Alto Adige / Südtirol 1918-2018. Un volume che riesamina e riflette sulle tappe e sui momenti decisivi per l'Alto Adige in questo secolo che è trascorso dal suo passaggio dall’Impero asburgico al Regno d’Italia. Un approccio originale su temi storici e sociali molto sentiti in questa terra. L'Associazione non ha voluto saltare questo importante centenario e ha scelto una modalità particolare, una riflessione su ciò che è stato, su ciò che siamo e su ciò che potremmo divenire. Invita alla lettura che si rivela leggera, ma di contenuto mai banale, la sovraccoperta con una evocativa immagine di Gianni Bodini. Curatori Patrick Rina, Ulrike Kindl, Tiziano Rosani. Molte le voci che trovano spazio nel volume.

Il punto di arrivo delle diverse interviste, annotazioni, opinioni e tappe storiche che si leggono nel libro, è comunque l’importanza cruciale “del dialogo continuo, franco, puntuale e difficile ma sempre rispettoso, il solo che potrà garantire comprensione e progresso” tra le diverse componenti che popolano l’Alto Adige, come è scritto anche nell’introduzione all’opera.