Razionalismi
Percorsi dell’abitare - Bolzano 1930-1940

La Fabbrica del Tempo 2015

Una mostra e un volume sugli aspetti locali di uno stile internazionale

Le ragioni di una ricerca - Nel libro Le città invisibili Italo Calvino afferma: «Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, dei segni di un linguaggio». I luoghi dell'abitare sono segni di questo linguaggio e vanno conosciuti, decifrati e ri-conosciuti ancora, nelle loro trasformazioni e persistenze. La città invisibile è quella quotidiana, che non si guarda per la fretta, la distrazione, l'indifferenza. E spesso è proprio la città del Novecento che sfugge all'attenzione e sembra essere anonima.

Si può imparare a vederla con il filtro della Storia, contestualizzando simboli e messaggi, per costruire una pubblica memoria. Ma si può anche provare a farne esperienza fisica e concreta, emozionale e artistica, con il desiderio della scoperta individuale.

Per questo abbiamo scelto nel titolo due sostantivi declinati al plurale: razionalismi, perché troppo spesso si semplifica e si banalizza la varietà delle proposte di un movimento che ha lasciato eredità importanti; e percorsi per sottolineare le molteplici modalità di possibili interpretazioni.

La ricerca parte da una prospettiva inconsueta e cioè mette a fuoco l’edilizia minore, quella abitativa, quindi non monumentale. Si sceglie di approfondire il tema del moderno tramite le normali case d’abitazione, ma di particolare interesse estetico, con attenzione ai progettisti e alla tipologia delle opere. È un settore che è rimasto un po' in ombra e non ha avuto tutta l'attenzione che meritava. E che apre un'altra problematica importante, quella della tutela e della conservazione del patrimonio architettonico del Novecento, per cui non esiste sempre la necessaria attenzione.

Abbiamo lavorato molto con le immagini, con il disegno e con la fotografia che poi sono serviti a costruire la mostra. Il linguaggio visivo reinterpreta i luoghi e amplifica le suggestioni. Le fotografie storiche richiamano un vissuto cittadino che si carica di interesse proprio nel confronto con il presente. Sono veri e propri documenti e raccontano la costruzione concreta della città, il lavoro dei cantieri e la trasformazione delle strade. In qualche caso, invece, le fotografie recuperano la visibilità di edifici che oggi facilmente si perdono e si confondono nell'arredo urbano, fra i cassonetti, gli accessi piramidali ai parcheggi interrati, le auto e le biciclette in sosta.

«Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate» diceva Diane Arbus e aveva ragione.

 

 

Il contesto storico dei primi razionalismi

Edificare senza aggettivi, scrivere a pareti lisce

(Massimo Bontempelli, 1933)

Durante gli anni Trenta il regime promuove numerose iniziative di carattere architettonico e urbanistico a Bolzano: viene ripensato l’assetto generale della città e vengono disegnati interi quartieri residenziali.

In quegli stessi anni in Europa la tendenza più diffusa è il “ritorno all’ordine”, il bisogno di chiarezza razionale. L’arte sceglie forme oggettive e riconoscibili. L’architettura, favorita dai numerosi progressi nelle tecniche costruttive, predilige la semplificazione funzionale con l’utilizzo di volumi semplici, l’abolizione di ogni decorazione e l’individuazione di elementi standardizzati. Gropius, Le Corbusier e Mies van der Rohe riducono alla sintesi estrema le forme architettoniche, un’essenzialità formale che si traduce in eleganza. Il motto più calzante dell’architettura razionalista diventerà la frase pronunciata da Mies van der Rohe «Less is more» (il meno è più).

Diversa è la storia del razionalismo in Italia. Il razionalismo italiano, subito compromesso da un'apertura alle esigenze del potere politico, ha vissuto la sua stagione più interessante nell'attività del Gruppo 7 e del MIAR. Con il consolidarsi del regime si allontanerà dal rigore funzionalista per una grandezza monumentale, classicista e scenografica.

La Bolzano austroungarica, che prima della guerra aveva espresso un eclettismo di gusto neogotico e neoclassico, in pochi anni verrà affiancata da una massiccia espansione urbana. Con le nuove costruzioni la città sarà fortemente condizionata dal classicismo monumentale di Piacentini, anche se frequenti saranno le suggestioni di forme più moderne: architetti sia italiani sia tedeschi si faranno spesso interpreti delle tendenze innovative europee, soprattutto nell’edilizia privata, più indipendente e interessata al funzionalismo di Le Corbusier.

Echi di un razionalismo all’avanguardia confermano ancora una volta il ruolo di Bolzano, testimone di continue contaminazioni culturali che si confrontano e si misurano anche con il complesso panorama europeo.

Il volume - La Fabbrica del Tempo ha voluto focalizzare la propria attenzione su ciò che oggi rimane di questo patrimonio storico e artistico, attuando ricerche d’archivio e sul campo, raccogliendo fotografie

progetti e documenti, poiché innanzitutto la percezione di queste architetture è visiva.

Una parte di questi edifici rimane solamente nel ricordo e nelle immagini, molti altri sopravvivono, seppur inseriti in un contesto ormai radicalmente mutato o mutati essi stessi, adeguati nel tempo ad altre, nuove esigenze che pongono il problema della loro conservazione, restauro e valorizzazione.

Sarebbe un errore credere che il razionalismo negli edifici abitativi fosse appannaggio di pochi architetti “italiani”, come Armando Ronca, Francesco Rossi, Guido Pelizzari, poiché nel periodo preso in considerazione sono nate opere che portano la firma, tra gli altri, di Clemens Holzmeister, Luis Trenker, Willy Weyhenmeyer, Marius Amonn, August Fingerle, Erich Pattis, Luis Plattner, Franz Baumann, come dire il fior fiore dell’architettura altoatesina di quegli anni.

L’insieme di edifici nati soprattutto negli anni Trenta a Bolzano rientra in verità nell’ambito di un patrimonio né italiano né tirolese, ma come detto più ampiamente europeo e internazionale (pensiamo ai precedenti della Vienna rossa con il Karl-Marx-Hof, il Weißenhof a Stoccarda, vari quartieri vicini al neoplasticismo ad Amsterdam, e ancora a Londra, Porto, le opere di Melnikov, Golosov, il costruttivismo russo...).