Opzioni rilette / Die mitgelesenen Briefe

La Fabbrica del Tempo 2013

All'inizio del novembre 1939 – mentre la data fissata per le Opzioni si approssimava – Zita Cova, una maestra di Dobbiaco, figlia di una vecchia famiglia di madrelingua italiana, scriveva al suo fidanzato Franz Tartarotti una lunga lettera dai toni assai toccanti, in cui pregava l'amato di riflettere attentamente sulla decisione da prendere, di raccogliere quante più informazioni possibile e di non mettere il suo amore per il Germanesimo al servizio del regime hitleriano. La giovane donna, intelligente e politicamente lungimirante, intuiva forse che la sua missiva avrebbe anche potuto essere aperta, letta e sottoposta al vaglio della censura: “Ora non parlo più. A voce potremo discutere. Per lettera è impossibile e il perché tu lo sai”. Sapeva anche che cosa lei, impiegata pubblica, rischiava nel novembre 1939, quando aveva fatto intendere con chiarezza che tutto quanto ruotava intorno alle Opzioni le appariva inquietante e sospetto.
Come Zita Cova, nel periodo compreso fra il 1939 e il 1943, migliaia di sudtirolesi, donne e uomini, scrissero lettere di volta in volta tristi, piene di rabbia e di paura. La censu

ra fascista intercettò, lesse, tradusse, censurò, classificò e archiviò questa marea di missive. Raramente una delle lettere fu tolta dal corso; in qualche caso fu ordinata una sorveglianza discreta da parte della polizia. I protocolli vennero depositati presso l'Archivio Centrale dello Stato e costituiscono un patrimonio di immenso valore storiografico, ancora più prezioso in considerazione del fatto che le lettere originali, regolarmente inoltrate ai destinatari, non sono più reperibili: una fonte inestimabile, rimasta a lungo praticamente inedita, attraverso cui è possibile farsi un quadro precisissimo di quell'epoca, delle conseguenze di una politica inumana applicata alla massa della popolazione, della reazione della gente all'ombra della storia.
A questo fondo La Fabbrica del Tempo ha deciso di attingere al fine di illustrare la vicenda delle Opzioni, certamente fra gli episodi che più caratterizzarono la storia altoatesina del Novecento. L'Accordo di Berlino calato dall'alto da due dittature, la necessità da parte dei singoli d'operare una scelta drammatica quanto improvvisa, le spaccature financo all'interno delle famiglie, gli effetti della propaganda nazista, l'esodo parziale, il mesto ritorno dei "rioptanti". Una vicenda con la quale – negli anni del secondo dopoguerra e almeno sino alla fine degli anni Ottanta – non si poterono, e non si vollero, fare i conti fino in fondo: troppe e troppo diffuse le contraddizioni, le complicità, i calcoli errati che avevano caratterizzato quei fatti. Trattare il tema avrebbe significato rompere forme di omertà e minare la compattezza etnica sudtirolese: ciò non era nell'interesse della politica, e solo pochissimi studiosi – fra cui Claus Gatterer, Leopold Steurer e Karl Stuhlpfarrer – provarono a farlo.
Nel 2006 La Fabbrica del Tempo aveva fornito un primo contributo sul tema delle Opzioni pubblicando un significativo numero di lettere intercettate, aperte, lette e tradotte in italiano dalle autorità statali tra il 1939 e il 1943 e conservate a Roma presso l'Archivio Centrale dello Stato. Sono documenti in grado di palesare l'allora stato d'animo di larghe fasce della popolazione e l'incapacità della politica fascista di comprendere la portata del fenomeno e le sue conseguenze. Trascorsi tre quarti di secolo da quei fatti, nel 2014 la Fabbrica del Tempo ha quindi deciso di pubblicare una nuova selezione di quei documenti, dotandoli di traduzione in tedesco. Ulrike Kindl ha curato la scelta, affrontando altresì il problema metodologico e filologico della "ri-traduzione" dalla trascrizione in italiano alla presuntiva forma originale in tedesco; Fabrizio Miori ha illustrato l'organizzazione degli uffici preposti alla "revisione postale", ovvero al lavoro di intercettazione, traduzione e trascrizione. Il volume Le Opzioni rilette – Die mitgelesenen Briefe propone anche numerosi saggi che affrontano la tematica da punti di vista diversi e complementari: un inquadramento storico generale (Hans Heiss), il più ampio contesto del disegno nazista di trasferimento dei Volksdeutschen (Gustavo Corni), la ricezione storiografica italiana (Carlo Romeo), il caso dei ladini (Werner Pescosta), le Opzioni in alcune realtà del Trentino e in Val Canale (Helmut Alexander), l'atteggiamento della Chiesa (Josef Gelmi), il caso delle donne (Martha Verdorfer), la partecipazione di segmenti di popolazione italiana alle Opzioni (Alessandra Zendron), il problema dei rioptanti (Stefan Lechner), gli interventi pubblici di Reinhold Messner che permisero a molti Dableiber di rompere il silenzio cui erano di fatto costretti (Christoph Franceschini), infine l'eredità attuale delle Opzioni (Günther Pallaver). Patrick Rina ha ulteriormente arricchito l'opera con due preziose interviste a testimoni di spicco: Joseph Zoderer e Franz Thaler.
Il libro è anche frutto di un ampio lavoro organizzativo collettivo, coordinato dalla Fabbrica del Tempo nella persona del presidente Tiziano Rosani, a cui hanno preso parte Patrick Rina, che ha collaborato con passione al coordinamento, Ulrike Kindl, che ha svolto anche un prezioso lavoro di supervisione storiografica, Patrizia Volgger e Francesco Rosani, che hanno curato con attenzione gli aspetti redazionali, Fabrizio Miori, che ha coordinato con puntualità la complessa parte iconografica e gestito gli aspetti amministrativi, infine Maurizio Pacchiani, Rosanna Pruccoli e Maurizio Tiglieri, che hanno fornito suggerimenti puntuali, Emilia Marini e LPS, che hanno fornito l'importante supporto organizzativo e nei rapporti coi media.